Geni BRCA ed aumentato rischio tumore mammella e ovaio

Perché eseguire un analisi dei geni BRCA in una famiglia con numerosi casi di tumore della mammella o dell’ovaio? 

 

Contrariamente a quanto si possa pensare, i tumori ereditari della mammella dovuti alla presenza di una mutazione genetica trasmissibile alla prole, rappresentano soltanto il 5-10% per insorgenza rispetto alla totalità dei tumori che colpiscono la mammella. Nella maggioranza dei casi (75-85%) questi tumori sono sporadici, legati prevalentemente alla presenza di fattori ambientali di rischio.

Nel caso di sospetto di tumore ereditario mammella/ovaio, è possibile eseguire un test genetico per la ricerca di mutazioni nei geni BRCA1 e BRCA2. I soggetti candidati al test vengono selezionati, previa consulenza oncogenetica, sulla base di linee guida di riferimento, che tengono in considerazione prevalentemente l’età d’insorgenza, il numero di familiari affetti ed il loro grado di parentela, ed alcune caratteristiche istologiche del tumore.

L’esito dell’analisi molecolare dei geni BRCA può essere: positivo/informativo (presenza di una mutazione chiaramente patologica), negativo/non informativo (assenza di mutazioni individuate), inconclusivo (presenza di una variante a significato clinico incerto.

È importante sottolineare che un test genetico negativo in una famiglia in cui non è mai stata identificata una mutazione genetica predisponente, deve essere accuratamente interpretato nel contesto individuale e famigliare. Infatti  non si può mai escludere l’esistenza di mutazioni in altri geni di predisposizione al momento non studiati. Pertanto in un paziente considerato ad “alto rischio” di sviluppare un tumore della mammella o dell’ovaio con test genetico negativo è comunque raccomandato un programma di sorveglianza oncologica più intensivo rispetto al solo screening consigliato nella popolazione generale

Le donne con test genetico positivo presentano un rischio cumulativo più elevato di ammalarsi di tumore della mammella (57% per BRCA1 e 49% per BRCA2 entro i 70 anni) e di tumore dell’ovaio (40% per BRCA1 e 18% per BRCA2). È bene sottolineare che il riscontro di tali mutazioni non dà certezza di ammalarsi di tumore, ma indica solo ed esclusivamente un incremento di probabilità di svilupparlo. Questo aumentato rischio oncologico può essere affrontato insieme al proprio medico specialista curante, attraverso strategie di sorveglianza intensiva personalizzate, chirurgia profilattica preventiva e approcci di farmacoprevenzione (in Italia non ancora approvato).

Il test può essere eseguito  in prima istanza soltanto nei soggetti affetti, ovvero nella persona che abbia già avuto diagnosi di tumore. Soltanto in caso di esito positivo del test, l’analisi può essere estesa ai familiari di primo grado (maschi e femmine) per confermare o meno la presenza della sola mutazione familiare. Non è indicata l’esecuzione del test nei minori, in quanto l’aumento del rischio di tumori riguarda solo l’età adulta.

Seppur raro (0,5-1% di tutti i tumori della mammella) il carcinoma della mammella può colpire anche i soggetti di sesso maschile, e le mutazioni dei geni BRCA ne sono implicate dal 4 al 14% di tutti i casi. Pertanto è importante testare in una famiglia con mutazione genetica nota, sia i parenti di sesso femminile che quelli di sesso maschile.

L’obiettivo del test genetico BRCA è di identificare i soggetti e le famiglie ad aumentato rischio oncologico per il tumore della mammella e dell’ovaio, e di fornire loro tutte le informazioni utili per una corretta ed adeguata presa in carico.

 

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